giovedì 9 marzo 2017

Valorizziamo le punte di eccellenza nella ricerca italiana, magari per individuare i dipartimenti di eccellenza!

E' passato relativamente in sordina che a Luglio si giocherà una partita fondamentale per i prossimi anni nei diparimenti Universitari italiani: ai “dipartimenti di eccellenza” verrà riconosciuto un incremento di finanziamento di oltre 1 milione di Euro.  Il sito ROARS ha fatto una simulazione con parametri non aggiornati e che al momento sono troppo a sfavore del SUD e non mi risulta premino abbastanza gli eccellenti.    Potrebbe essere ancora insufficiente per incentivare politiche di reclutamento basate davvero sull'eccellenza e non su, per esempio, anzianità.

Infatti, se i dati si baseranno su VQR, sembra che le recenti valutazioni rincorrano i presunti “inattivi”: si veda la dichiarazione di Checchi della agenzia Anvur su Corriere 24 febbraio, in risposta al noto matematico Mingione che si lamentava sulla recente valutazione VQR che premierebbe poco gli eccellenti perché taglia la valutazione a solo 2 prodotti per ricercatore.

Il matematico Mingione fa parte dei 47 “Highly Cited Researchers” (HCR) 2016 (http://hcr.stateofinnovation.com/) della ISI Thomson Reuters, che esegue un’analisi dettagliata degli articoli scientifici più citati, con opportune disambiguazioni per settore scientifico, in finestre temporali abbastanza ampie (una prima analisi fu fatta per il periodo 1981-1999, e una seconda è apparsa per 2004-2014, con un algoritmo leggermente diverso). Nella prima ricognizione c’erano 4569 ricercatori altamente citati (HCR) in 1222 istituti in 38 paesi. Gli Stati Uniti dominavano la scienza mondiale di gran lunga con 3082 HCR (67%), poi il Regno Unito (354), Germania (194), il Giappone (176), Canada (144), e la Francia (117) --- l’Italia era solo decima, con 46 (l’1%). Nella seconda rilevazione di recente disponibile, su un totale di ca.3200 HCR, siamo a ca. 1600 in USA (50%), e 47 in Italia (1.6%). Le percentuali sembrano migliorate a nostro vantaggio ma la distanza resta enorme e soprattutto, va confrontata con un dato: la percentuale di produzione mondiale di articoli in USA è ca. del 25%, mentre in Italia di poco più del 3%). Quindi la concentrazione di talenti in USA è maggiore della produzione. C’è da migliorare sulle punte di eccellenza. 

Un altro dato che non si sottolinea abbastanza è che tra gli HCR che lavorano in Italia i cognomi stranieri sembrano quasi inesistenti (un tedesco Karimi professore associato plurititolato al Politecnico di Milano, Goldhirsch Aron un tedesco all’Istituto Europeo di Oncologia, e un paio segnalati come “Commiss European Communities, Italy” che però a me non sembrano in Italia). Esiste, viceversa, un numero molto più importante di italiani HCR all’estero pari circa a quanti lavorano in Italia! Dominano, come da aspettarsi, gli USA incluse le migliori Università, con oltre il 20%; poi seguono vari paesi con un numero simile di italiani, tra cui la Svizzera, gli UK, la Germania, la Francia, l’Australia, il Canada e, dato sorprendente per i non addetti ai lavori, la università KAUST in Arabia Saudita che ha fatto incetta di molte menti migliori con stipendi da favola (stiamo calcolando solo la “prima affiliazione, perché qualcuno ha suggerito che KAUST ha offerto contratti da “adjunct professor” a famosi docenti per la sola presenza di 2-3 settimane all’anno, per “entrare” prima nelle statistiche mondiali. 
E' noto che sugli scienziati top perdiamo le vere sfide, le vere svolte nella tecnologia: molte delle classifiche mondiali delle Università sono pesantemente influenzate da questo fattore, non a caso. Ma, come sottolineava Nicola Costantino sul sito ROARS qualche tempo fa, come si può vincere quando Harvard, con soli 20.000 studenti, ha un bilancio pari al 44% dell’intero Fondo di Funzionamento Ordinario di tutte le università italiane, con i loro 1.670.000 studenti?  La scarsa spesa in formazione universitaria rapportata al PIL (31-esima su 34 nazioni) è un dato certo, mentre la spesa cumulativa per studente è inferiore al 75% della media OCSE. 


La concentrazione di talenti, di scienziati top, e last but not least, di spesa, è la vera differenza che fa di Harvard (e Cambridge, Oxford, etc) delle realtà non confrontabili con nessuna Università italiana, o Ente di ricerca, italiano (escluso forse IIT che ha una dotazione considerevole e il nuovo progetto Technopole di cui si è parlato, che tuttavia è presente nella lista con 1 solo HCR, Bruno Scrosati), e probabilmente ancora molta strada sarà da percorrere perché si inverta la rotta.

Tornando alla valutazione VQR, per un’Università già esistente, la “caccia agli inattivi” è abbastanza fine a sé stessa e sembra voler punire scelte del passato, e non innescare a sufficienza meccanismi virtuosi immediati. Per assurdo, se ANVUR si limita a valutare 2 prodotti ogni 4 anni per ricercatore, questo sembra quasi essere un incentivo per i docenti eccellenti a rallentare, e diventare (quasi) inattivi!  Sono perplesso da quanta resistenza trova la valutazione in Italia, e non vorrei che questo sia dovuto ad una sfiducia che si faccia con criteri chiari, noti a priori, e di sana competizione, e non con fogli excel magicamente preparati in segrete stanze: il fatto che spesso le critiche vengano persino dagli eccellenti, mostra che il percorso è irto di insidie: non si può certo valorizzare l’eccellenza accontentando tutti. Ma sarebbe necessario studiare alcune migliorie: per es., un numero di prodotti notevolmente più elevato di 2, diverso per settore e differenziato per considerare l’apporto individuale in quei settori dove compaiono centinaia di autori.

Per quanto questo crei molte discussioni, non è tanto difficile discriminare gli eccellenti: la Via-ACADEMY da anni raccoglie dati su italiani altamente citati su Google Scholar, e ho verificato che praticamente tutti i ricercatori HCR italiani (presenti) secondo l’algoritmo vecchio o nuovo hanno H-index>30, e questo si fa in pochi istanti, e la media è di circa 75. Certo non vale il viceversa, perché gli algoritmi sono diversi: gli italiani con H>30 sono oltre 4000, mentre gli HCR sono meno di 100. ANVUR ha a disposizione dati molto più curati, un budget non trascurabile, e quindi potrebbe valutare molto meglio di me. Ma i risultati fondamentali non cambiano anche con l’analisi di massima. Avendo creato un blog dei ca.110 ingegneri italiani più citati dalla classifica Via-Academy, ho misurato che se si prendono i 110 con H-index>30, l’80% è in Italia, ma se si scende al migliore 10%, solo il 50%, se si va appunto ad H>100, esiste solo un italiano, ed è Alberto San Giovanni Vincentelli, che appunto è un illustrissimo ingegnere che lavora, da tempo, negli USA.

Molta strada c’è da fare per riequilibrare la presenza di stranieri, o persino di italiani eccellenti. Evidentemente, al momento non offriamo condizioni vantaggiose. La levata di scudi anche da parte di alcuni stessi HCR rispetto alla proposta delle Cattedre Natta segnala una diffidenza e un problema reale: si dovrebbe rendere noto un criterio di riconosciuto standard internazionale con cui si selezionano almeno i candidati, e le commissioni. Ma esistono le condizioni per attrarre i veri eccellenti? E si inverte la rotta con qualche cattedra qua e là? Non credo che ad Harvard si siano nemmeno accorti dei nostri progetti, se continuiamo a tagliare finanziamenti invece che moltiplicarli.

In ogni caso, forse si fa in tempo a tenerne conto nella scelta dei parametri per i cosiddetti “dipartimenti di eccellenza” cui nel milleproroghe che al momento sono troppo a sfavore del SUD e non mi risulta premino abbastanza gli eccellenti.  

Se non si vuole fare in pochi mesi la valutazione completa di tutti i lavori di tutti i ricercatori (forse difficile), aggiungiamo almeno un parametro per cui si sommino gli H-index, o si premino i dipartimenti con più ricercatori con H index più alto nel loro Settore Disciplinare (i dati sono facilmente rintracciabili visto che, per l'ASN, oltre che per VQR, quasi tutti i lavori sono stati scaricati). Oppure, ancora più semplicemente, si dia un peso maggiore a quei ricercatori chi hanno avuto entrambi i 2 lavori VQR giudicati eccellenti, e si elimini dalla valutazione il peso degli "inattivi", suggerendo ai Rettori cosa farne degli stessi.


NB. la legge impone ad ANVUR di chiudere entro il 30/4 che vuol dire dare al Ministero i criteri almeno 2 settimane prima. Il lavoro quindi è molto avanti, e direi prossimo alla chiusura

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