lunedì 15 gennaio 2018

Il paradosso del crollo degli istituti tecnici che hanno dato fior di scienziati e studiosi

Naturalmente il Sole24ore non dice che il paradosso viene dall'aver sottofinanziato questi istituti, non averli collegati con un'Università sottofinanziata anch'essa.  In Svizzera, in Germania, e in altri paesi seri su queste tematiche, le hogeschool o Hochschule tecnica per operai chimici e meccanici vanno fortissime, ma hanno aule con decine di centri di lavoro CNC, altre con decine di postazioni di saldatura fra TIG, MIG e ossiacetilenica, etc etc...

Cose che in Italia non mi è mai capitato di vedere.

In Italia, nel campo della meccanica che conosco meglio, gli istituti tecnici al passo coi tempi si contano sulle dita di una mano.

In mancanza di fondi, gli ITIS soffrono e il crollo è del tutto prevedibile e giustificabile, forse anche desiderato in un Paese che NON investe nel futuro.

2 commenti:

  1. È il presupposto del rapporto causa-effetto che non funziona. Sono convinto invece che questi personaggi indubbiamente singolari abbiano raggiunto i vertici nei rispettivi settori NONOSTANTE la formazione di serie B ricevuta alle scuole superiori. Sono pertanto un convinto sostenitore della necessità di mantenere attivo un canale di formazione più tecnico e meno speculativo, a beneficio dei ragazzi brillanti dotati di maggiore senso pratico.

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  2. "pertanto un convinto sostenitore" vale "peraltro un convinto sostenitore".

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